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sabato 26 settembre 2009

Khutba del 25/09/2009, la zakat.



Bismillah ar Rahmani ar Rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala ashraf al mursalin
Saydina Muhammad wa alii, wa sahbihi, wa kulli muslimin ajmain

inna al hamda lillah

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso.
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash 'adu la ilah illa Allah
Wahdahu la sharika la
wa ash 'adu anna Muhammadan rasuluLlah

Egli ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Quale migliore compagnia

amma bad

con il permesso di Allah parleremo oggi dei terzo pilastro dell'Islam, “La zakat”(elemosina legale)
questo pilastro è molto trascurato dai musulmani che non si rendono conto trattarsi del fondamento su cui costruire una comunità.

Non basta dire "io durante l'anno do di più di quello che dovrei e quindi sono a posto", la zakat dev'essere calcolata e versata con la niyya di farlo per obbedire al precetto.

La “zakat” infatti è un obbligo per tutti i musulmani che raggiungono il livello imponibile (nisab) ,Iddio ne ha decretato l'obbligo nel Suo Libro dicendo:

“Preleva sui loro beni una decima per purificarli e mondarli” ( Corano 9,103)

” O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete e dei frutti che abbiamo suscitato per voi dalla terra”.(Corano 2,267)

Wa 'Aqīmū Aş-Şalāata Wa 'Ātū Az-Zakāata

“Osservate la salah e pagate la zakat". (Corano 73,20)

Il Profeta* disse :
L'Islam si regge su cinque pilastri: l'attestazione che non c'è altro dio che Allah e che Muhammad è il Suo Messaggero , l'esecuzione della salah, il pagamento della zakat, Il pellegrinaggio, il digiuno nel mese di Ramadan . (Bukhari e Muslim)

- Mi è stato ordinato di combattere le genti fino a che non riconoscano che non c'è altra divinità al di fuori di Allah, non eseguano la salah e paghino la zakat. Facendo questo avranno salva la vita e i beni, nel quadro della legge dell'Islam. La loro valutazione definitiva spetta a Dio. (Bukhari e Muslim)

Quando il Profeta* inviò Muadh nello Yemen, gli diede queste consegne:
- Stai recandoti presso genti delle Scritture. Innanzi tutto li inviterai a riconoscere che Allah è il Dio e che io sono il Suo Inviato. Se acconsentono a farlo, informali che Iddio ha istituito cinque preghiere al giorno. Se ti obbediscono, rendi loro noto che devono pagare l'elemosina legale, prelevata sui beni dei lori ricchi per essere distribuita ai loro poveri. Se fanno ciò bada a non prendere il meglio dei loro beni. Stai attento al lamento dell'oppresso perchè tra esso e Dio non c'è ostacolo.(Bukhari e Muslim)

Scopi della zakat

1 - Purificare l'anima dell'uomo dall'avarizia, dall'avidità e dalla cupidigia
2 - Aiutare i poveri e provvedere alle necessità dei bisognosi e dei diseredati
3 - Finanziare le opere di pubblica utilità
4 - Limitare l'accumulazione dei patrimoni dei ricchi, commercianti , artigiani e industriali, in modo tale che i beni non siano controllati da una parte ristretta della società e non rimangano nelle mani di pochi privilegiati.
Chi contesta la legalità della zakat è un eretico, chi invece, pur riconoscendola non la paga per avarizia, è sottoposto alla riscossione forzosa e al rimprovero.

Da parte sua Abu Bakr combatté contro gli insorti che avevano rifiutato di versare la zakat e disse:
- Giuro in Nome di Dio che se rifiutano di versare anche solo una capretta, di quello che davano per la zakat, quando era vivo l'Inviato di Dio*, combatterò contro di loro per averla (Bukhari )
I sahaba lo approvarono e questa unanimità fece testo.

Beni sottoposti alla zakat

1 - Il denaro, sia esso in oro, argento o biglietti di banca e tutto quello che può essere considerato moneta di scambio, come le merci e altri beni quali le materie prime, i tesori rinvenuti sotto terra ecc.
Dio dice:
“Annuncia castigo doloroso a quelli che tesaurizzano l'oro e l'argento e non lo spendono nella via di Dio. (Corano 9,34)

Disse il Profeta*: -Non c'è zakat al di sotto di cinque ”Ukia” d'oro - (Bukhari e Muslim)
-I tesori trovati sepolti sotto terra pagano un quinto del loro valore. (Bukhari)
Un ukia corrisponde a 84 grammi d'oro a 18 carati (pari a 1375,00 euro ) alla quotazione attuale dell’oro.

2 - Il bestiame , cammelli , bovini e ovini è sottoposto alla zakat.
Dio dice: “O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete .(Corano 2,267)

- Giuro in nome di Dio, l'Unico che nessuno di coloro che possiedono cammelli o bovini o ovini, e non pagano la zakat potrà sottrarsi, nel Giorno del Giudizio, a queste bestie che, nelle migliori condizioni di taglia e di peso, verranno a calpestarlo e dargli cornate. Quando l'ultima bestia sarà passata, ritornerà la prima della fila.E tutto questo fino al termine del Giudizio. (Bukhari)

3 - Prodotti agricoli: semi e frutti:

Si tratta dei semi riservati al consumo e che si possono conservare, come il grano, l'orzo, le fave, i ceci, i fagioli o i frutti come i datteri, le olive, l'uva ecc.

Dio dice: “O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete e dei frutti che abbiamo suscitato per voi dalla terra”. (Corano 2,267)

” E' Dio che ha fatto crescere i giardini a pergolati e senza pergolati, le palme, i cereali che offrono specie diverse, e olivi e melograni tra loro simili [ per le foglie] e dissimili [per il frutto)] Mangiatene i frutti quando sono maturi e versate il dovuto il Giorno della Raccolta. (Corano 6,141)

- Prelevate 1/10 su quello che è irrigato dalla pioggia e 1/20 su quello che che è irrigato artificialmente. (Buhkari)

Beni esentati dalla zakat:

I beni che non raggiungono il Nisab (livello imponibile) sono esenti dalla zakat, a parte ciò che l'interessato volesse dare volontariamente. Il Profeta* disse:
-Non c'è zakat al di sotto di cinque ausuk (630 litri di prodotti agricoli) né al di sotto di cinque Ukia ( 84 grammi d'oro) né al di sotto di cinque cammelli. ( Bukhari e Muslim)

3 - Altri frutti e legumi esenti da zakat:
Il Profeta* non ci ha segnalato nulla al riguardo tuttavia e bene darne una parte ai poveri in quanto la parola di Dio ha senso generale quando dice:
” O credenti! Date in elemosina la parte migliore dei beni che possedete e dei frutti che abbiamo suscitato per voi dalla terra”. (Corano 2,267)

4 - I gioielli usati dalle donne
Sono esenti da zakat. Se però sono tesaurizzati per servirsi del loro valore in caso di bisogno , diventano imponibili in quanto si tratta di costituzione di una riserva

E' comunque prudente prelevare la zakat anche sui gioielli delle donne, considerando gli ahadit che si riferiscono a questo problema, come ad esempio questo:
- Il Profeta* avendo notato degli anelli d'argento alla mano di sua moglie Aiscia le disse: ” Che cosa porti ? ” ” Li ho fatti fare per adornarmi ai tuoi occhi” rispose. ” Ha versato la zakat su di loro? chiese l'Inviato di Dio * ” No” ripose Aiscia. ” Questa è la tua parte di inferno”, disse il Profeta* (Ha'kim)

Aqulo quw li hada....

A chi è destinata la zakat

La zakat viene distribuita a otto categorie che Iddio ha cosi indicato:

” La zakat spetta ai poveri, ai bisognosi, a coloro che sono incaricati di raccoglierla, a coloro di cui bisogna conquistarsi i cuori, alla liberazione degli schiavi, a coloro che sono oppressi dai debiti, alla lotta sulla via di Dio e ai viaggiatori diseredati. Decreto di Allah, Allah è Saggio, Sapiente. ( Corano 9, 60)

Quando il Profeta (PBSL) inviò un emissario ad una tribù che aveva accettato l’islam, gli chiese di informarli circa gli obblighi della pratica religiosa, spiegando i cinque pilastri dell’islam. Parlando della zakât, gli disse di insegnare loro che essa doveva essere prelevata sul denaro dei ricchi e distribuita ai « loro poveri »).

Gli ulâma’ attraverso le diverse scuole ed epoche successive hanno, da questo, sempre insistito sulla necessità di distribuire la zakât prima localmente, per i poveri e i bisognosi del posto, della località o della società nella quale essa è stata prelevata. Solo quando i bisogni locali sono stati soddisfatti, si può spendere la zakât all’estero, salvo quando vi sia una situazione eccezionale, come una catastrofe naturale, una guerra, etc.

Sappiamo bene che le condizioni della nostra umma sono difficili ma questo non ci esenta dall’occuparci di chi ci è vicino

E’ un atteggiamento del cuore
Una manifestazione di fraternità dalla quale non possiamo prescindere

Una riflessione circa il terzo pilastro dell’islam ci mostra quanto noi siamo spesso lontani dalle esigenze di una pratica profonda e intelligente. Rispettiamo le forme... e sempre meno lo spirito di fondo.

Ciò che è sicuro è che un giorno, in una Vita al di là di questa vita, i nostri vicini, i nostri poveri, i nostri emarginati, i nostri disoccupati, le nostre donne abbandonate e sole, i nostri drogati, i nostri delinquenti porranno all’Unico, l’unica domanda che conta : in nome di quale fede siamo stati così pieni di emozioni passive per gli oppressi del pianeta e così vuoti di intelligenza e di attenzioni rispettose e attive per essi, che vivevano al nostro fianco e che noi non abbiamo visto ?

E’ in effetti questa l’unica questione che conta quando ci ricordiamo che il Profeta (PBSL) non cessava di domandare a Colui che è Vicinissimo di donargli la “ricchezza del cuore » e « l’amore per i poveri ». Si deve cominciare da là: re-imparare ad amare, re-imparare ad amare i gli emarginati . Allora ciascuno capirà che questo amore e il giusto trattamento, che i poveri meritano sono molto esigenti e per niente facili... quando questi vivono alla soglia delle nostre porte. Questo amore e questo rispetto non sono forse il jihâd permanente del cuore, dello spirito e dell’anima del musulmano contemporaneo ?

Allahumma accetta le nostre azioni e perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniare la Tua verità e la Tua generosità, antaa l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità

Sermone preparato ed eseguito da Hamza Roberto Piccardo

domenica 20 settembre 2009

Khutba del 20/09/2009, in occasione della festa di aid al fitr (festa per la rottura del digiuno).




Allah akbar, Allah akbar, Allah akbar…

un senso di serenità e soddisfazione è sceso nei cuori dei digiunanti.
In una Umma che conta oltre un miliardo e mezzo di credenti possiamo stimare che oltre il 50% di loro hanno assolto al precetto di Ramadan.

Se escludiamo infatti i bambini e i ragazzi fino a 12 / 13 anni, gli anziani che non hanno più la forza e la determinazione a sostenerli, e una piccola ma purtroppo consistente percentuale di adulti che pur appartenendo culturalmente all’Islam non sentono più vincolante l’obbligo religioso, almeno 7/800 milioni di musulmani e musulmane, in tutto il mondo hanno digiunato con pazienza e perseveranza… ulayka humu-l-muflihuna… quelli sono coloro che prospereranno…
Abbiamo digiunato e abbiamo pregato, ogni sera all’iftar abbiamo ricordato la misericordia divina mettendo in bocca qualcosa della Sua grazia e invocando il bene per noi, per quelli che amiamo e per tutto il genere umano.
Una dimostrazione di forza, coesione e consapevolezza che ogni anno stupisce il mondo intero e infastidisce la cultura dominante che tende a relativizzare quello che non è relativizzabile: il timor di Dio, il rito, la determinazione di ribadire, foss’anche solo per quel mese, il senso di appartenenza e, inch’Allah una fede nel cuore che informa un comportamento.
Purtroppo a questa grande forza che si esprime nel rispetto del precetto non corrisponde un’altrettanto grande forza e determinazione nel progresso della nostra comunità nei paesi d’origine e nell’emigrazione.
In questo Paese a fronte di una presenza islamica che oggi conta oltre un milione e mezzo di uomini e donne e bambini, il nostro peso politico è prossimo allo zero, anzi siamo spesso ostaggio di coloro che si servono dei nostri dolori per arrecarci un danno.

Negli ultimissimo giorno di Ramadan la tragica vicenda di Saana uccisa dal padre ha dato la possibilità ai nemici dell’Islam di orchestrare una squallida e ingiusta campagna contro la nostra presenza in questo Paese.
Vogliamo ribadire, come abbiamo fatto in altre sedi che se è certo che la relazione al di fuori di un quadro matrimoniale islamicamente corretto è considerata dalla legge e dalla tradizione musulmana come una colpa grave di fronte a Dio (hadd) ma non è meno vero che nessuna scuola di diritto islamico, anche le più rigorose, ha mai concesso agli uomini di far giustizia con le proprie mani. Anzi, il complesso sharaitico e giurisprudenziale islamico innovò il costume al punto da sanzionare pesantemente chi lo avesse fatto o anche solo chi avesse messo sotto accusa il/la coniuge senza potersi appoggiare sulla testimonianza certa e inequivocabile.
Quindi l’islam non c’entra nulla in quell’efferato delitto e ben poco anche con l’uomo, il padre, che lo ha perpetrato, che viene dipinto come lontano molto da esso per comportamento e stile complessivo di vita. Dobbiamo dirlo a chiare lettere e ribadire che è la misericordia e non violenza quella che caratterizza il metodo educativo islamico.
E quando questo fallisse, per colpa o per incapacità delle parti a dare e ricevere, non esiste altro strumento che la pazienza e l’accompagnamento di chi sbaglia e il du’ha, affinché Allah intenerisca i cuori e riconduca sulla Via.


Una parola infine per la tragedia dell’Afghanistan che soffre da molti decenni occupazione, offesa e spargimento di sangue e che si difende causando altra sofferenza e altro sangue.
Chiediamo che cessi la missione militare in quel Paese e che venga sostituita con la cooperazione civile, fatta di medici, ingegneri, insegnanti senz’altra arma che la loro conoscenza e la volontà di metterla a disposizione di quel popolo martoriato.
Negli ultimi 8 anni la guerra è costata alla coalizione occupante oltre 280 miliardi di dollari, qualcosa come 9000 dollari per ogni afghano, una cifra capace di far uscire quel Paese dal sottosviluppo, di dotarlo d’infrastrutture e di istituzioni funzionanti…
Invece quel denaro e servite solo a comprare armi, a pagare soldati e a disseminare maggior odio, altra morte e distruzione.
Non è così che deve agire un Occidente che dei suoi valori umani e della sua democrazia si fa vanto in tutto il mondo.
Non è che così deve agire un Paese come l’Italia la cui Costituzione “ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”
Preghiamo e speriamo che Allah illumini la mente di coloro che ci governano affinché questo Paese possa tornare ad essere un faro di civiltà e di cultura come lo fu in passato.

Al hamdulillah, la lode Gli appartiene, Egli è al Jabbar Che non costringe ma invita all’amore, dispensando amore senza contare.
Al Hamdulillah, la lode Gli appartiene, Egli è al Qawyy Che non usa la forza ma parla ai cuori e illumina le menti.
Al Hamdulillah, la lode Gli appartiene, Egli è al Mutakabbir Che eclissa la Sua grandezza affinché il Suo servo si senta a Lui vicino.

Per questi Suoi servi, uomini e donne che ricordano l’imperativo divino di essere khalifa fil ard, per questi musulmani e musulmane che hanno stretto i denti e superato con fede stoica la loro debolezza e il loro desiderio, una speranza è data al mondo e una speranza loro si sono conquistati ancora una volta… nessuno di loro sarà leso, si aprirà per loro la porta di Rayan, li accoglierà il loro Signore colmo di Maestà e Magnificenza… inch’Allah ya rabbi, inch’Allah!

‘id mubarak wa said, festa benedetta e felice musulmani e musulmane d’Italia e del mondo,
Allah vi ami, accetti il nostro sacrificio e il nostro sforzo e lo compensi

Sermone preparato ed eseguito da Hamza Roberto Piccardo

venerdì 8 maggio 2009

Khutba del 08/05/2009, i tre viandanti nella caverna.




"Bismillah ar Rahmani ar Rahim
Al hamduliLlah Rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina Muhammad la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i musulmani.

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso. 
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash adu la ilah illa Allah Wahdahu la sharika la Wa ash adu anna Muhammadan abduh wa rasulu

Allah ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim


Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori: i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Quale migliore compagnia

amma bad

Riporta Al Bukhari da Ibn Omar (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio) che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) raccontò la storia di tre viaggiatori, che sorpresi da un furioso temporale si rifugiarono in una grotta in attesa che cessasse e poter riprendere la strada. Pioveva veramente molto forte e si produsse una frana dalla montagna nella quale si trovava quella grotta: un masso enorme si staccò e rotolò fino a valle fermandosi proprio sull'imboccatura della caverna, ostruendola completamente.
All'interno si fece il buio totale e i tre malcapitati dopo aver fatto ogni sforzo per rimuovere il macigno temettero davvero di soccombere. Poi venne loro in mente di chiedere la misericordia e l'ausilio di Allah in nome di qualche atto particolarmente meritorio che avevano compiuto per amore di Allah.

Il primo raccontò che aveva ingaggiato un operaio per un lavoro nella sua terra e aveva concordato di pagarlo con una misura di riso. Giunto al termine della giornata il bracciante rifiutò la paga ritenendola ingiusta e se ne andò irritato.”Allora, seminai quel riso e Allah mise baraka:il raccolto fu molto buono. Continuai a seminare quel riso finché fece misi insieme un certo capitale e lo impiegai per acquistare del bestiame e pascolo per quello. Dopo diverso tempo quell'uomo tornò e mi chiese di pagargli quanto gli dovevo. “Ecco – gli dissi- questi campi e questo bestiame sono i tuoi” Lui mi disse: “Temi Allah e non mi prendere in giro”, e gli spiegai che era quello che aveva prodotto il salario che non aveva incassato a suo tempo”.
Non appena il racconto terminò il masso che aveva ostruito l'entrata della grotta si spostò di qualche centimetro e un po' di luce filtrò all'interno della grotta.

“Sono pastore, raccontò il secondo viandante, e ogni giorno conduco le mie pecore al pascolo. Poi quando ritorno le mungo e porto il latte ai miei genitori che vivono con me e poi ne do ai miei figli,ì a mia moglie e bevo io stesso. Un giorno mi allontanai parecchio da casa mia, e alla sera era tornai molto tardi. Munsi le mie pecore e entrai in casa con il recipiente colmo di latte. Trovai che i miei genitori si erano addormentati stanchi di aspettarmi. Non avevo il coraggio di nutrire i miei figli prima dei miei genitori e neppure di svegliarli dal loro sonno. Così rimasi in piedi con il recipiente in mano mentre i miei figli piangevano”. Al quel punto il macigno si spostò un altro po' ma non abbastanza da permettere il passaggio di un uomo.

Il terzo viaggiatore raccontò la sua storia: “Mi ero invaghito di una mia cugina e voleva averla a tutti i costi. Lei mi disse che sarebbe stata mia se le avessi dato una certa somma di denaro. Lavorai e raccolsi quella somma e mi presentai a lei. Quando mi stavo accingendo a unirmi a lei come un uomo e una donna lei mi fermò: «Temi Allah e rispetta la mia verginità». Mi fermai e me ne andai”.
A quel punto la roccia si spostò definitivamente e i tre poterono uscire all'aperto.

ho detto quel che ho detto chiedo perdono per me e per voi.........

II parte

Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina Muhammad la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i musulmani.

Cosa possiamo capire da questo racconto profetico?

La prima cosa è che Allah sottopone le creature al ibtilah.

Poi che l'adorazione e l'invocazione spetta solo ad Allah Altissimo

'Īyāka Na`budu Wa 'Īyāka Nasta`īn

e infine il racconto evidenzia una gerarchia di valori nel timor di Allah

al primo livello in questa versione dell'hadith c'è il controllo della propria avidità e il rispetto della amana. Essa è la lealtà verso Allah e verso le creature
Formalmente avrebbe potuto dare a quel lavoratore la sua misura di riso e tenersi il resto
ma il timor di Allah fece si che gli cedesse tutto il frutto di quella misura di riso.
Fu quel straordinario timor di Allah che fece smuovere il macigno

Al secondo il hadith mette il rispetto nei confronti dei genitori. 

Allah dice nel Santo Corano: “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori”.

Tutti noi diremmo: avrebbe potuto mettere da parte il latte per i suoi genitori se proprio non voleva svegliarli, e intanto nutrire i suoi figli, sua moglie e se stesso.

Invece il timore di Allah, che ha messo il rispetto verso i genitori subito dopo quello che Gli è dovuto, ha costituito la seconda eccezionalità del comportamento che ha mosso la misericordia del Rahman 

Il terzo elemento è quello del controllo della passione sessuale, la concupiscenza.
Dopo aver penato e sofferto per mettere insieme quello che la donna gli aveva chiesto, il ricordo di Dio fece si che si fermasse in un momento in cui è ben difficile per un uomo fermarsi

E fu il ricordo di questa taqwa che mosse quella definitiva grazia e rahma di Allah altissimo che liberò quei tre uomini

Cari fratelli, la caverna simboleggia la prova che Allah ci ha preparato, una prova a cui nessuno può sfuggire, il masso che la chiude è il senso della disperazione che talvolta prende quando le circostanze sono troppo difficili perché possano essere affrontate.

In queste situazioni è il timor di Dio che salva.


Allahumma perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniare la Tua verità e la Tua generosità, anta l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma benedici e proteggi i nostri fratelli e le nostre sorelle in Palestina, Iraq, Afghanistan e ovunque nel mondo i credenti subiscono violenza e ingiustizia
Allahumma benedici e proteggi i buoni e i giusti e coloro che si battono per la giustizia e la libertà.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità"

Sermone preparato ed eseguito dal fratello Hamza Roberto Piccardo.

venerdì 3 aprile 2009

Khutba del 03/04/2009, la storia di Abu Hurayra




"Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina Muhammad la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i credenti.

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso. 
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash adu la ilah illa Allah Wahdahu la sharika la Wa ash adu anna Muhammadan abduh wa rasulu

Egli ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Quale migliore compagnia

amma bad

con il permesso di Allah oggi parleremo di uno dei sahaba, uno del compagni più vicini all’Inviato di Allah 
Abû Hurayrah

“An Abî Hurayrah, radiya Allâhu ‘anhu, qâl: qâla rasûlullâhi, sallâ Allâhu ‘alayhi wa sallam…”
Grazie a questa frase, milioni di musulmani hanno imparato a conoscere il nome di Abû Hurayrah. Oggigiorno non vi è discorso, conferenza, khutbah del venerdì o seminario, libro di hadîth e di sirah, di fiqh e di ‘ibâdah in cui il nome di Abû Hurayah non sia menzionato nella maniera seguente: “Abû Hurayrah, che Dio sia soddisfatto di lui, riporta che il Messagero di Dio, la pace e la benedizione su di lui, disse..”..
Grazie ai suoi sforzi prodigiosi, centinaia di ahâdîth, o detti del Profeta, furono trasmessi alle generazioni successive. È il nome principale nella lista di trasmettitori di ahâdîth. Seguono i nomi di compagni quali nostra madre Aisha, ‘Abdullâh figlio di ‘Umar, Anas figlio di Malik, Jâbir ibn ‘Abdullâh e Abû Sa‘îd Al-Khudrî, (Allah sia soddisfatto di tutti loro) ognuno dei quali ha trasmesso oltre mille detti del Profeta.
Abû Hurayrah divenne musulmano per mano di At-Tufayl ibn ‘Amr, il capo della tribù dei Daws cui apparteneva. I Daws vivevano nella regione di Tihâmah che si estende lungo la costa del Mar Rosso nell’Arabia meridionale. Quando At-Tufayl fece ritorno al suo villaggio dopo avere incontrato il Profeta (pbsl) ed essere divenuto musulmano al principio della missione, Abû Hurayrah fu uno dei primi a rispondere all’appello, a differenza della maggioranza dei Daws, i quali rimasero nelle loro antiche credenze ancora per lungo tempo.
Abû Hurayrah accompagnò At-Tufayl quando questi fece ritorno a Mecca. Là ebbe l’onore e il privilegio di incontrare il nobile Profeta, il quale gli chiese:
“Come ti chiami?”
“Abdu Shams- Servo del sole”, rispose.
“Che sia piuttosto ‘Abdur-Rahmân – Servo del Misericordioso”, disse il Profeta.
“Sia ‘Abdur-Rahmân, O Messaggero di Dio”, rispose. Continuò, tuttavia, ad essere noto come Abû Hurayrah, “l’uomo del gattino”, letteralmente, in quanto, come il Profeta, amava i gatti e sin dall’infanzia era solito tenerne presso di sé uno con cui giocare. Abû Hurayrah dimorò a Tihamah per diversi anni e fu solo al principio del settimo anno dell’Egira che giunse a Medina in compagnia di altri membri della sua tribù.

Il Profeta (pbsl) era allora impegnato in una campagna a Khaybar. Essendo povero, Abû Hurayrah si sistemò nella moschea insieme agli altri della Ahl As-Suffah . Non era sposato né aveva figli. Con lui, tuttavia, vi era sua madre che era ancora una politeista. Per quanto Abû Hurayrah l’avesse supplicata a lungo di divenire musulmana, ella si rifiutava tenacemente. Un giorno, la invitò ad avere fede solo in Dio e a seguire il Suo Profeta, in risposta, tuttavia, ella profferì alcune frasi sul Profeta (pbsl) che lo rattristarono profondamente. Con le lacrime agli occhi, Abû Hurayrah si recò allora dal nobile Profeta (pbsl) il quale gli domandò:
"Perché piangi, Abû Hurayrah?
“Non ho mai smesso di invitare mia madre all’Islam, ma ella mi ha sempre respinto. Oggi, l’ho invitata di nuovo, ma ho udito delle parole che non mi sono piaciute. Supplica Dio l’Onnipotente di volgere il cuore della madre di Abû Hurayrah all’Islam”. 
Il Profeta (pbsl) accettò la sua richiesta e pregò per sua madre. Abû Hurayrah disse: “Mi recai a casa e trovai la porta chiusa. Udii quindi l’acqua schizzare e quando tentai di entrare mia madre mi disse di rimanere dove mi trovavo. Dopo essersi rivestita, mi permise di entrare e disse:
‘Attesto che non vi è dio se non Allâh e che Muhammad è il Suo Servo e il Suo Messaggero’.
Tornai dal Profeta, la pace su di lui, piangendo di gioia così come un’ora prima per la tristezza e dissi:
‘Ho buone notizie, o Messaggero di Allâh. Dio ha risposto alle tue preghiere e ha guidato la madre di Abû Hurayrah all’Islam’”.

Per il suo amore profondo nei confronti del Profeta, Abû Hurayrah si conquistò la sua benevolenza. Non si stancava mai di guardare il Profeta, il cui volto gli sembrava avesse lo splendore del sole, né di ascoltarlo. Lodava spesso il Signore per la sua buona sorte e diceva:
“Lode a Dio Che ha guidato Abû Hurayrah all’Islam.
Lode a Dio Che ha insegnato il Corano ad Abû Hurayrah.
Lode a Dio Che ha concesso ad Abû Hurayrah la compagnia di Muhammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace”. 

Zayd ibn Thâbit, l’eccelso compagno del Profeta, narra: “Mentre io, Abû Hurayrah e un amico ci trovavamo nella moschea a pregare Dio l’Onnipotente e a praticare il dhikr, il Messaggero di Dio apparve. Si avvicinò e si sedette tra noi. Di fronte al nostro silenzio, disse:
‘Continuate ciò che stavate facendo’.
Così io e il mio amico rivolgemmo una supplica a Dio, al che il Profeta (pbsl) cominciò a dire: ‘‘Âmîn’ ai nostri du‘â.
Abû Hurayrah rivolse poi una supplica dicendo:
‘O Signore, Ti chiedo ciò che i miei due compagni Ti hanno chiesto e Ti chiedo una conoscenza che non sarà dimenticata’.
Il Profeta, la pace su di lui, disse: ‘‘Âmîn’.

Grazie alla sua formidabile memoria, nei quattro anni che spese in compagnia del Profeta, Abû Hurayrah memorizzò le gemme di sapienza emanate dalle sue labbra. Comprese di avere un grande dono e si risolse di avvalersene totalmente al servizio dell’Islam.
Aveva molto tempo libero a disposizione. A differenza degli altri Emigranti, egli non trascorreva il tempo nei mercati per dedicarsi alla compravendita, né, come molti degli Ausiliari, aveva terra da coltivare o raccolti cui attendere. Non teneva compagnia al Profeta (pbsl) solo a Medina, ma soleva anche accompagnarlo nei suoi viaggi e nelle sue spedizioni. 
Numerosi compagni erano impressionati dal numero di hadîth che aveva memorizzato e gli rivolgevano spesso domande riguardo alle circostanze in cui aveva udito un certo detto. 
Un giorno Marwân Ibn Al-Hakam volle mettere alla prova le facoltà mnemoniche di Abû Hurayrah. Si sedette con lui in una stanza e, a sua insaputa, celò uno scriba dietro a una tenda con l’ordine di trascrivere ogni parola pronunciata da Abû Hurayrah. Un anno dopo, Marwân invitò di nuovo Abû Hurayrah e gli chiese di ricordare quegli stessi hadîth che lo scriba aveva trascritto. Si scoprì che non aveva dimenticato neppure una singola parola. 
Abû Hurayrah si preoccupava di insegnare e trasmettere gli ahâdîth che aveva memorizzato oltre alla sua generale conoscenza dell’Islam. Si racconta che un giorno, attraversando il sûq di Medina, vide la gente naturalmente intenta alla compravendita. 
“Come siete deboli, o gente di Medina!”, esclamò.
“Che debolezza vedi in noi, Abû Hurayrah?”, domandarono.
“L’eredità del Messaggero di Dio, la pace su di lui, viene distribuita e voi rimanete qui! Non volete dunque andare a reclamare la vostra parte?”
“Dove, o Abû Hurayrah?”
“Nella moschea", rispose. Al che si avviarono immediatamente. Abû Hurayrah attese quindi che tornassero. Al loro ritorno, gli dissero:
“O Abû Hurayrah, ci siamo recati alla moschea, siamo entrati ma non abbiamo visto nulla che venisse distribuito”.
“Non avete visto nessuno nella moschea?”, domandò allora.
“O si, abbiamo visto alcune persone fare la Salât, altre leggere il Corano e altre ancora discutere riguardo a ciò che è lecito (halâl) e ciò che è illecito (harâm)”.
“Guai a voi”, rispose Abû Hurayrah, “quella è l’eredità di Muhammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace”.

Abû Hurayrah dovette affrontare molte prove e difficoltà nella sua ricerca della conoscenza, ritrovandosi spesso affamato e indigente. 

Egli stesso raccontò: Un giorno la fame si fece così severa che dovetti legarmi una pietra sullo stomaco. Mi sedetti quindi ad attendere il passaggio dei compagni. Abû Bakr si appressò e gli chiesi di una âyah del Libro di Dio. Gli rivolsi questa domanda unicamente allo scopo di farmi invitare, ma ciò non avvenne. 

Si avvicinò poi ‘Umar Ibn al-Khattâb. Gli chiesi allora riguardo a una âyah, ma neppure lui mi invitò. Passò, infine, il Messaggero di Dio, la pace su di lui, il quale comprese che ero in preda alla fame. Disse allora:
“Abû Hurayrah!”.
“Al tuo servizio”, risposi e lo seguii fino a che entrammo nella sua casa. Trovò una tazza di latte e chiese alla sua famiglia:
“Da chi viene questo?”
“Qualcuno te lo ha inviato”, rispose.
Mi disse quindi:
“O Abû Hurayrah, vai dagli Ahl As-Suffah e invitali”.
Abû Hurayrah fece come gli fu detto e tutti bevvero da quel latte. 

II parte…

Giunse il tempo in cui i musulmani furono benedetti con grandi beni e benessere materiale di ogni tipo. E anche Abû Hurayrah ebbe infine la sua parte di ricchezza: una casa comoda, una moglie e un figlio. Questo rivolgimento della fortuna, tuttavia, non mutò la sua personalità, né lo indusse a dimenticare i giorni dell’indigenza. Disse: “Sono cresciuto come un orfano e sono emigrato come una persona povera e indigente. 
Ho servito le persone di ritorno dai loro viaggi e ho condotto i loro cammelli alla partenza. 
Dio, quindi, mi ha indotto a sposarla (Busrah). Lode a Dio Che ha rinsaldato la religione di Abû Hurayrah e ne ha fatto un imâm”. 

Abû Hurayrah passava la maggior parte del suo tempo in esercizi spirituali e devozioni. La Qiyâm Al-Layl (veglia notturna di preghiera e devozione) era una pratica regolare della sua famiglia cui prendevano parte anche la moglie e la figlia. Egli soleva vegliare per un terzo della notte, sua moglie per un altro terzo e la figlia per il tempo rimanente. In tal modo, nella casa di Abû Hurayrah, non passava ora della notte senza ‘ibâdah, dhikr o Salât.

Durante il suo califfato, ‘Umar lo nominò governatore del Bahrain. ‘Umar era molto scrupoloso riguardo al tipo di persone cui affidare tale incarico. Era sempre attento che i suoi governatori conducessero una vita semplice e frugale e non acquisissero eccessive ricchezze, anche con mezzi legali. 

A Bahrain Abû Hurayrah divenne alquanto ricco. Appresa la notizia, ‘Umar lo richiamò a Medina e lo interrogò sulle circostanze in cui aveva accumulato una tale fortuna. Abû Hurayrah rispose:
“Grazie all’allevamento dei cavalli e ai doni che ho ricevuto”.
“Consegna tutto quanto hai accumulato al tesoro dei musulmani”, ordinò ‘Umar. 
Abû Hurayrah ubbidì all’ingiunzione, quindi, alzate le mani al cielo, disse: 
“O Signore, perdona l’Amîr al-Mu’minîn”.
In seguito ‘Umar gli chiese di riprendere la sua funzione di governatore, ma egli rifiutò. ‘Umar gli chiese la ragione di tale rifiuto, rispose allora:
“Affinché il mio onore non sia offuscato, la mia ricchezza spogliata e la mia schiena battuta”. Aggiunse quindi: “E ho timore di giudicare senza conoscenza e di parlare senza sapienza”.

Cosa c’insegna la sua vicenda

1- la purezza del cuore: comprese subito la verità dell’islam
2- la fede forte: testimoniò senza paura per il giudizio generale
3- il rispetto dei genitori: ebbe cura di sua madre e pregò per lei anche quando era politeista e ostile all’islam
4- l’attaccamento al Profeta: fece di questa caratteristica la ragione della sua vita
5- la devozione: pregava ogni notte e coinvolgeva la sua famiglia in questa adorazione
6- la tentazione terrena: fu messo alla prova dai beni materiali, cedette un po’ ma si ravvedette appeno fu richiamato da chi aveva l’autorità per farlo
7- il riconoscimento del suo limite: imparò da quella lezione e non corse più quel rischio.

I musulmani hanno un enorme debito di gratitudine nei confronti di Abû Hurayrah per l’aiuto prestato a preservare e trasmettere la preziosa eredità del Profeta, che Dio lo benedica e gli conceda la pace. 

Uno fra tutti, uno dei più belli:
Da Abû Hurayrah, Allâh sia soddisfatto di lui, che disse: «Il Profeta, la Grazia e la Pace divine siano su di lui, ha detto: 

“Allâh, sia Egli esaltato, dice: ‘Io sono secondo l’idea che il Mio servo ha di Me, ed Io sono con lui quando Mi menziona; e se Mi menziona in cuor suo, lo menziono in cuor Mio. E se Mi menziona in pubblico, lo menziono in un pubblico migliore di quello; e se si avvicina a Me di un palmo, Mi avvicino a lui di un cubito, e se si avvicina a Me di un cubito; Mi avvicino a lui di un braccio; e se viene da Me camminando, vado da lui correndo’”». 

Lo ha trasmesso Bukhârî (e così Muslim, Tirmidhî e Ibn Mâjah).

Abû Hurayrah morì nell’anno 59 dell’Ègira, all’età di settantotto anni.

Allahumma accetta le nostre azioni e perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniae la Tua verità e la Tua generosità, anta l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità

NB- Tratta per la parte scritta da "I Compagni del Profeta" di Abdulwahid Hamid, ed. Al Hikma (vedi www.libreriaislamica.it)"

Sermone preparato ed eseguito dal fratello Hamza Roberto Piccardo.

venerdì 6 marzo 2009

Khutba del 06/03/2009, avvicinandoci alla ricorrenza della noascita del Profeta (pbsl)



"Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina al mursalin,
Sayydina muhammad wa alii wa sahbhii
Wa ala kulli al muminin wal mumina

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso.
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ashadu la ilah illa Allah ..
Wahdahu la sharika la
ashadu anna Muhammadan rasuluLlah

Egli ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Quale migliore compagnia

amma bad

sono passati quasi 1439 anni dalla nascita nel 570

Vogliamo ricordare oggi le circostanze storiche e un prodigio che avvenne in quello stesso anno benedetto

In quell’anno 570 d.C. (o 571) Abraha, governatore abissino dello Yemen, aveva giurato di distruggere la Ka’ba, che riteneva un santuario idolatrico, in modo da affermare il predominio cristiano su tutta la penisola arabica.
Radunò una potentissima armata e marciò verso l’Hijaz travolgendo la resistenza di alcune tribù arabe che cercarono di sbarrargli il cammino. Alla testa dell’esercito marciava un grande elefante che caricando faceva strage e incuteva il più grande terrore.

Giunto nelle vicinanze della Mecca, Abraha inviò messi nella città e chiese di incontrarne il capo. La Mecca non aveva un vero e proprio capo, ma venne incaricato ‘Abd al-Muttalib , il nonno del Profeta (pbsl) che, tra l’altro, aveva un problema personale da risolvere: le avanguardie abissine avevano razziato un gregge di cammelli che gli appartenevano e voleva ritornarne in possesso.

Abraha fu colpito dalla figura di Abd al-Muttalib e volle compiacerlo chiedendogli in cosa potesse favorirlo. Il notabile coreiscita chiese che gli fossero restituiti i suoi cammelli e, di fronte alla delusione del governatore per una richiesta così infima rispetto al rischio di distruzione del "Santuario degli Arabi", chiarì: " I cammelli sono i miei, la Ka’ba ha un suo Padrone che certamente la difenderà.
L’affermazione suscitò l’irritazione del governatore che ribadì la sua intenzione di radere al suolo la Ka’ba, l’indomani.

Tornato alla città Abd al-Muttalib invitò la gente a ritirarsi sulle colline circostanti, poi si recò al Tempio e pregò Allah di proteggere la Sua casa.

Il giorno dopo, quando l’esercito stava per muovere contro la città, avvennero fatti prodigiosi. L’elefante si accovacciò, e nonostante le blandizie e le percosse, rifiutò ostinatamente di avanzare. Abraha avrebbe dovuto capire la portata di quel segno, ma non fu così e dette l’ordine di avanzare ugualmente.

A questo punto Allah (gloria a Lui l’Altissimo) colpì duramente la gente dell’elefante: apparve una miriade di uccelli che scagliò sugli Abissini e sui loro alleati un flagello sotto forma di pietre durissime e mortali che " Li ridusse come pula svuotata".


'Alam Tará Kayfa Fa`ala Rabbuka Bi'aşĥābi Al-Fīl 'Alam Yaj`al Kaydahum Fī Tađlīlin [Wa 'Arsala `Alayhim Ţayrāan 'Abābīla Tarmīhim Biĥijāratin Min Sijjīlin Faja`alahum Ka`aşfin Ma'kūlin


"Non hai visto come agì il tuo Signore con quelli dell’elefante? Non fece fallire le loro astuzie? Mandò contro di loro stormi di uccelli lancianti su di loro pietre di argilla indurita. Li ridusse come pula svuotata". (Corano CV).

In quello stesso anno, che negli annali dei Coreisciti venne ricordato come "l’anno dell’Elefante", Abd Allah figlio di Abd al-Muttalib morì durante un suo soggiorno a Yathrib, e poco tempo dopo da sua moglie Aminah, figlia del capo di una delle più nobili tribù di quella città, nacque un bambino maschio cui venne imposto il nome di Muhammad.


II parte

Parlando del Suo Inviato (pbsl) dice Allah nel Suo Libro generoso

Wa Mā 'Arsalnāka 'Illā Raĥmatan Lil`ālamīna

Non ti abbiamo mandato se non come una misericordia per i mondi (al muminuna 107)

Questo significa che la misericordia di Allah è scesa su tutto il creato per il tramite del Profeta Muhammad e non solo grazie al Corano che Allah gli ha rivelato e che lui ha trasmesso fedelmente ma anche grazie alla grandezza del suo carattere…

Dice infatti Allah :

Wa 'Innaka La`alá Khuluqin `Ažīmin
in verità di un'immensa grandezza è il tuo carattere . Al Qalam 4

Questa straordinarietà di carattere che Allah subhana ata ala ha concesso al Suo Messaggero (pbsl) ha fattosì che egli potesse dare testimonianza continua e puntuale del Corano stesso tanto che nostra madre Aisha, (Alla sia soddisfatto di lei e di tutte le nobili madri dei credenti) ebbe a dire… “era un Corano che camminava”.

Allah Altissimo affida al Suo Inviato (pbsl) la missione di formare e guidare lo stereotipo della comunità islamica. E suscita intorno a lui una comunità di uomini e donne, composita e variegata:
Mistici o abili uomini d'affari, severi asceti o giullari scherzosi fino all'inverosimile, valorosi nella lotta e tutti fedelissimi al Profeta, quegli uomini e quelle donne seppero dare quell'interpretazione autentica dei precetti e della morale islamica che ancora oggi ispira tutti noi musulmani.

Reciya infatti il Libro di Allah:

Wa 'Innaka Latahdī 'Ilá Şirāţin Mustaqīmin
In verità tu guiderai sulla retta via, Ash-Shuarà 52


Allah diede al Suo messaggero (pbsl) una straordinaria capacità di relazionarsi con ognuno di loro, con lo schiavo come con il fiero capotribù, con il persiano Salman, con la serva abissina Baraka traendo da ognuno di loro il meglio. Egli venne infatti a "migliorare i caratteri eccellenti".

Cari fratelli e sorelle,

le poche cose che abbiamo potuto dire cio devono spingere sempre più alla conoscenza della pratica benedetta del nostro Profeta (pbsl) e all’imitazione delle sue virtù e di quelle dei suoi compagni fedeli.


Ma ricordate sempre che Allah ci avvertiti nel Corano con quel versetto che recitato da Abu Bakr Siddik (Allah sia soddisfatto di lui) riportò la calma nella comunità sconvolta per la morte terrena di Muhammad (pbsl)

Wa Mā Muĥammadun 'Illā Rasūlun Qad Khalat Min Qablihi Ar-Rusulu 'Afa'īn Māta 'Aw Qutila Anqalabtum `Alá 'A`qābikum Wa Man Yanqalib `Alá `Aqibayhi Falan Yađurra Al-Laha Shay'āan Wa Sayajzī Al-Lahu Ash-Shākirīna

"Muhammad non è altro che un messaggero, altri ne vennero prima di lui; se morisse o se fosse ucciso, ritornereste sui vostri passi? Chi ritornerà sui suoi passi, non danneggerà Allah in nulla e, ben presto, Allah compenserà i riconoscenti". (ali imran ,144)

Muhammad è nato in quel giorno benedetto del 570 (o 571) e 63 anni dopo, in un giorno triste, Allah ha richiamato la sua anima.

La sua missione però prosegue idealmente nella nostra comunità di credenti

Allahumma salli 'ala Muhammadin wa 'ala 'aali Muhammadin, kama salaiyta 'ala Ibrahima wa 'ala 'aali Ibrahima wa barik Muhammadin wa 'ala 'aali Muhammadin, kama salaiyta 'ala Ibrahima wa 'ala 'aali Ibrahima fil alamina, innaka hamidun majid

Allahumma accetta le nostre azioni e perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniare la Tua verità e la Tua generosità, anta al Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità"


Sermone preparato ed eseguito dal fratello Hamza Roberto Piccardo.

lunedì 2 marzo 2009

Khutba del 27/02/2009, il sermone dell'addio.


"Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina al mursalin, 
Sayydina muhammad wa alii wa sahbhii
Wa ala kulli al muminin wal muminat

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso. 
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ashadu la ilah illa Allah ..
Wahdahu la sharika la 
ashadu anna Muhammadan rasuluLlah

Egli ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Qale migliore compagnia

amma bad

Il Sermone d'Addio

Quando il Profeta (pbsl) conquistò La Mecca, dopo vent'anni di lotte e di sofferenze, concesse un'amnistia generale e non rivendicò i beni immobili che lui e i suoi compagni avevano dovuto abbandonare al momento dell'emigrazione.

Nel 632 Muhammad (s.A.'a.s.) intraprese solennemente un hajj (il pellegrinaggio alla Mecca), accompagnato da novantamila pellegrini.

Un versetto del Corano, rivelato nel corso dell'ultimo pellegrinaggio del Profeta (pbsl)
(presumibilmente il 7 marzo 632) annunciava al Profeta (pbsl) che la sua missione era compiuta:

"Al yawma akmaltu lakum dinakum wa atmamtu alaykum niyamaty wa raditi lakum islama dynam "

Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l'Islàm. (Corano, V, 3).

Lo stesso giorno il Profeta (pbsl), nel corso del pellegrinaggio pronunciava il suo "sermone di addio" dall'alto del Monte della misericordia, ad Arafat, davanti a centoquarantamila fedeli. Quelle parole sono perennemente vive nel cuore di tutti i credenti. 

Disse il Profeta (pbsl) sul Monte della Misericordia nel pellegrinaggio di Addio:

"Popolo, ascoltate le mie parole (e fatene tesoro), poiché io non so se mi sarà concesso di potervi incontrare in questo luogo e di eseguire il pellegrinaggio, dopo quest'anno.

O gente! ALLAH dice: O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché vi conosceste a vicenda. Presso ALLAH, il più nobile di voi è colui che più lo teme. Un arabo non é superiore ad un persiano né un bianco ad un nero, tranne che in timor di ALLAH. Tutto il genere umano discende da Adamo ed Adamo fu creato dalla polvere. Ogni pratica dei giorni dell'ignoranza e oggi sotto i miei piedi! Tutti gli interessi e le usure sono aboliti.

Gente! il vostro sangue, i vostri beni e il vostro onore sono inviolabili fino al giorno in cui comparirete davanti al vostro Signore, come inviolabili sono questi giorni, questo mese, questa città.

In verità, tra non molto, ciascuno di voi dovrà rispondere delle sue azioni.

Gente! Quelli di voi che sono coniugati hanno dei diritti nei confronti delle loro mogli e le mogli, a loro volta hanno diritti nei confronti dei loro mariti. -

E dovere dei mariti rispettare i diritti coniugali delle mogli ed e loro diritto che le mogli si comportino onestamente. Se esse si comportano disonestamente, ALLAH vi autorizza a non adempiere il debito coniugale, allontanandole dai vostri letti e, castigarle, ma non severamente. Se si ravvedono é vostro dovere provvedere a vestirle e a nutrirle, mantenendole come si conviene.

Non é concesso alla moglie di dare a altri una cosa di proprietà del marito, senza il consenso di lui. Trattate le donne con gentilezza, poiché esse sono le vostra compagne e sono il gentil sesso. Siate testimoni di ALLAH per quanto concerne le donne, poiché è ALLAH che ve le ha affidate e dalla Parola di ALLAH deriva il vostro diritto di unirvi con loro.

Nessuna cosa appartenente ad un fratello è lecita per un musulmano, ad eccezione di quella che gli viene data volontariamente. Perciò non fatevi torti a vicenda.

Gente! Ogni musulmano e fratello di ogni altro musulmano e tutti i musulmani costituiscono una fratellanza. Per quanto riguarda i vostri dipendenti, o padroni, siate solleciti a nutrirli con ciò' di cui voi stessi vi nutrite e a vestirli con gli abiti cui vi vestite voi stessi.

State attenti a non andare alla rovina, dopo di me, litigando tra voi e facendovi violenza gli uni gli altri. Gente! Nessun profeta verrà suscitato dopo di me e nessuna comunità religiosa si formerà dopo di voi (per volere di ALLAH). In verità, io vi lascio qualcosa che, se ad esse vi attenete, vi impedirà di andare in perdizione: il libro di ALLAH e la condotta del suo Profeta.

Satana ha ormai perduto ogni speranza di essere adorato in questa terra, però non si darà per vinto e cercherà di sedurvi in cosa minori dell’adorazione, perciò state attenti a non lasciarvi sedurre da lui in qualcuno degli aspetti minori della religione. 

Adorate ALLAH, il Signor vostro, eseguite le cinque orazioni quotidiane, osservate il digiuno del mese di Ramadan, pagate prontamente la purificazione dei vostri beni (zakat), eseguite il pellegrinaggio alla casa di ALLAH, obbedite a chi tra voi ha il comando e, cosi facendo, entrerete nel Paradiso del vostro Signore. Che coloro che sono presenti portino questo messaggio a chi é assente. Può darsi che molti di coloro a cui il messaggio sarà portato lo capiscono meglio di coloro che lo hanno udito con le loro orecchie.

E finalmente disse il profeta Muhammad (pbsl):
Quando vi chiederanno di me cosa direte?
All’unisono i presenti risposero:
Noi renderemo testimonianza che tu ci hai portato il messaggio che ti era affidato, hai adempiuto la tua missione e ci ha consigliato per il nostro bene!

Allora l'Apostolo di ALLAH (pbsl) alzò verso il cielo la sua mano chiusa con l’indice teso e poi, rivolgendola verso i presenti, disse:

O ALLAH, rendi testimonianza! O ALLAH, rendi testimonianza!

II parte

Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala sayydina al mursalin, 
Sayydina muhammad wa alii wa sahbhii
Wa ala kulli al muminin wal muminat

Questo sermone può essere considerato il testamento del Profeta (pbsl), che mori' tre mesi più tardi a Medina. Le sue ultime parole furono: " All'amico supremo ". Lavarono il suo corpo, l'avvolsero in un lenzuolo, e a uno a uno sfilarono i fedeli dicendo: " La pace sia con te, o rasul (inviato) di Allah! Noi testimoniamo che tu hai trasmesso il suo messaggio, che ti sei adoperato a seguire la sua traccia, sino a glorificarne la religione e condurla a compimento ". Con queste stesse parole, dopo tredici secoli, i musulmani rendono omaggio alla tomba del Profeta (pbsl), nel medesimo punto in cui è morto.

" A distanza di tredici secoli, la sua presenza spirituale è quasi altrettanto viva come nei suoi giorni. A lui solo si deve se una spora di villaggi, anticamente chiamati Yathrib, divennero una città che fino a tutt'oggi è amata dai musulmani come mai nessuna città nel mondo. Città che tuttora è rimasta senza un suo nome, poiché viene chiamata da più di tredici secoli Madinat an-nabawi, "la città del Profeta (pbsl)". Da più di tredici secoli tale amore vi è venuto a convergere, che tutte le forme, tutti i gesti vi hanno assunto come un'aria di famiglia e tutte le differenze esteriori si sono attenuate per integrarsi in un armonia comune.

Questo è l’uomo la cui figura noi riveriamo e amiamo sopra ogni altra creatura umana

seguono i du'ha e ancora la salat sul Profeta (pbsl)

tutti gli errori sono i miei tutto il bene viene da Allah..."


Sermone preparato ed eseguito dal fratello Hamza Roberto Piccardo.

Khutba del 20/02/2009, l' esistenza di Allah.



Bismillah ar rahmani ar rahim
Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala rasul karim la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i credenti

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso. 
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash adu la ilah illa Allah
Wahdahu la sharika la 
wa ash adu anna Muhammadan rasuluLlah

Allah ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Allah masalli saydina Muhammad...

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Qale migliore compagnia

amma bad

BihdniLlah, oggi parleremo della ragione stessa che ci riunisce qui oggi e ogni venerdì e nelle moschee di tutto il mondo…

L’esistenza di ALLAH

DIO esiste

Il musulmano crede in DIO, nella Sua esistenza, nella Sua qualità di Creatore dei cieli e della terra, nella sua conoscenza del visibile e dell'invisibile, il Signore, Malik ul Mulk , l'Unico e Al Adhim

Nel Corano DIO ha rivelato la Sua esistenza, la Sua Divinità e i Suoi attributi.

Egli dice:

“Allah è il vostro Dio! Ha creato i cieli e la terra in sei giorni Si è insediato sul Trono. Copre il giorno con la notte che non cessa di inseguirlo senza fine. Il sole la luna e le stelle sono sottomesse ai Suoi comandi. Egli è il Creatore, Egli è l'ordine. Sia benedetto Dio , Signore dell'universo. (Corano 7,54)

Egli si era rivelato a Mosè

“Dal lato destro della valle sacra, Dio si rivolse a Mosé dal centro dell'albero e gli disse:;Mosè! Sono Io, Allah, il Signore dell'universo. (Corano 28,30)

Egli gli disse ancora:
“ Io sono Dio ! Non c'è altro Dio che Me! Adorami! Prega invocando il Mio Nome! (Corano 20,14)

Per esprimere la Sua gloria ed annunciare i Suoi nomi e Attributi, dice:

Huwa Allāhu Al-Ladhī Lā 'Ilāha 'Illā Huwa Al-Maliku Al-Quddūsu As-Salāmu Al-Mu'uminu Al-Muhayminu Al-`Azīzu Al-Jabbāru Al-Mutakabbir
Subĥāna Allāh `Ammā Yushrikūn

Huwa Allāhu Al-Khāliqu Al-Bāri'u Al-Muşawwiru Lahu Al-'Asmā'u Al-Ĥusná Yusabbiĥu Lahu Mā Fī As-Samāwāti Wa Al-'Arđi Wa Huwa Al-`Azīzu Al-Ĥakīm

Egli è Allah, Colui all'infuori del Quale non c'è altro dio, il Re, il Santo, la Pace, il Fedele, il Custode, l'Eccelso, Colui che costringe al Suo volere, Colui che è cosciente della Sua grandezza. Gloria ad Allah, ben al di là di quanto Gli associano.Egli è Allah, il Creatore, Colui che dà inizio a tutte le cose, Colui che dà forma a tutte le cose. A Lui [appartengono] i nomi più belli. Tutto ciٍ che è nei cieli e sulla terra rende gloria a Lui. Egli è l'Eccelso, il Saggio. ( Corano 59,22/24)

Egli si è lodato con queste parole:
Al Hamdulillah rabbi al alamine, ar rahmani ar rahim, Maliki yaum i din

“ Sia lode a Dio, Signore dell'universo. Il Clemente,il Misericordioso, il Re del Giorno del Giudizio” (Fatiha)

'Inna Hadhihi 'Ummatukum 'Ummatan Wāĥidatan Wa 'Anā Rabbukum Fā`budūni 

Egli si è rivolto a noi musulmani dicendo: “ Voi appartenete ad una sola comunità, Io sono il vostro Dio, adorateMi. ( Corano 21, 92)

Nella Sura "I Credenti" Egli dice:

'Anā Rabbukum Fa Attaqūni 

“Io sono il vostro Dio, temeteMi! (Corano 23,52)

Escludendo qualsiasi pretesa di esistenza di altre divinità oltre a Lui
nei cieli o sulla terra, Egli dice:

“Se ci fossere altre divinità oltre ad Allah nei cieli e sulla terra, tutto sarebbe distrutto. Gloria a Dio ,il Signore del Trono al di sopra di tutte le empietà. (Corano 21,22)

I Profeti 

Molte decine di migliaia di profeti e centinaia di Messaggeri hanno affermato, nel corso dei tempi, l'esistenza di Dio nella sua qualità di Padrone e Creatore dell'universo del quale dispone in completa libertà, e hanno resi noti i Suoi Nomi e i Suoi Attributi. Ognuno di loro aveva ricevuto il Messaggio, direttamente dalla Parola divina o per il tramite di un emissario angelico o ancora per ispirazione di Dio

La testimonianza di un numero cosi grande di uomini tanto eccellenti, non può essere messa in dubbio. E inconcepibile che si siano accordati per inventare le stesse menzogne, essi, che rappresentano l'élite degli uomini più saggi e più sinceri. 

Una parte maggioritaria dell’umanità crede all'esistenza di Dio e Lo adora e si sforza di obbedirGli

E’ sempre stato così nella storia e così sarà finché Allah darà tempo a questo mondo.

Milioni di sapienti hanno affermato l'esistenza di Dio, i Suoi Attributi e i Suoi Nomi. Lo hanno proclamato Signore di tutto l'universo, l'Onnipotente e, per questa ragione, Gli hanno consacrato culto e sottomissione. In Suo nome essi hanno amato e per Lui hanno odiato.

Questo ho detto, chiedo perdono per me e per voi…

Il Libro manifesto

Tutto l'universo così vario, le creature cosi numerose, così diverse testimoniano l'esistenza di un Creatore che è Allah, Il Possente , Il Glorioso
Nessuno ha mai preteso di aver creato questo universo,a parte Lui. 
La nostra comprensione non può concepire che un'azione, per minima che sia, possa essere compiuta senza l'intervento di qualcuno,un pasto senza un cuoco o un letto rifatto senza che una mano l'abbia preparato

Cosa dire allora di questo universo gigantesco e spaventoso con i suoi cieli, le sue orbite, il suo sole , la sua luna e le sue stelle, tutti diversi per volume, proporzioni, distanze e itinerari?

E cosa dire della terra popolata di uomini, ginn e di animali di specie tanto diverse per colore, linguaggi , intelligenza e caratteristiche?

La Parola di Dio che ci è stata rivelata, che noi leggiamo, meditiamo e comprendiamo é una prova dell'esistenza del Creatore perché è inconcepibile che una parola esista dal nulla.

La Parola di Dio quindi testimonia la Sua esistenza, soprattutto in quanto Essa contiene la legge più solida e più saggia che l'uomo abbia mai conosciuto e dalla quale ha tratto vantaggi enormi. Essa enuncia le teorie scientifiche più vere, contiene moltissimi fatti storici e profezie di notevole autenticità.

Nessuno storico ha mai osato smentire uno dei fatti storici che il Corano ha citato nei particolari o ai quali ha fatto allusione.

Una Parola così sapiente e così vera, il buon senso non può attribuirla ad un mortale, perché Essa è al disopra delle sue possibilità, del livello del suo sapere. 

Essa è quella del Creatore e prova la Sua esistenza, la Sua potenza, la Sua saggezza.

Il miracolo della vita è la testimonianza della Sua esistenza
Al khaliq, ala bariu, al musawwir
Il Creatore,
Colui che dà inizio a tutte le cose, Colui che dà forma a tutte le cose

Al fatir- Colui Che è all’origine

L'uomo, ad esempio, comincia con una goccia di sperma nell'utero. In seguito a stupefacenti passaggi che solo Dio è capace di realizzare, diventerà un essere complesso e capace di cose stupefacenti e fra tutte quella di sottomettersi al Signore di questa vita e dell’altra, con amore e consapevolezza, con pazienza e coraggio.

Quello che riguarda la sua creazione, vale anche per la sua crescita: dall'infanzia passa alla giovinezza, poi all'età matura per terminare con la vecchiaia.
Queste leggi che governano l'uomo e gli animali, sono le stesse che governano gli alberi, le piante, le stelle e i corpi celesti. Senza deviare dalla loro strada essi obbediscono, tutti, alle leggi che regolano la loro esistenza.

Se l'ordine che li conserva venisse a mancare, sarebbe la demolizione del mondo e la fine della vita.
Guidato da queste prove spirituali e logiche come dalle altre prove trasmesse dal Corano, il musulmano crede in Dio l'Altissimo, nel Suo essere l'Amministratore dell'universo e nella sua divinità sopra tutti gli uomini .

E basandosi sulla Fede, il musulmano dà forma alla sua vita in tutti i campi.

Non dimenticate chi soffre
Non dimenticate chi ha bisogno
Ad Allah non serve la nostra adorazione
Huwa Al Ghany, Colui che non bisogno di nulla
Sono creature che hanno bisogno
Di una parola, di un aiuto, di un consiglio
Di una sadaqa
Servite Allah servendo le Sue creature
Egli è ash- Shakur, chi più di Lui?

Allahumma accetta le nostre azioni e perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniare la Tua verità e la Tua generosità, 
anta l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità


Sermone preparato ed eseguito dal fratello Hamza Roberto Piccardo

sabato 28 febbraio 2009

Khutba del 07/02/2009, al jihad.


Al hamdulillah rabbi al alamine
Wa salutu, as salamu ala rusullah, la sua famiglia, i suoi compagni e tutti i musulmani

La lode appartiene ad Allah, noi lo lodiamo e imploriamo il Suo aiuto, la Sua guida, il Suo soccorso.
Ci rifugiamo in Allah contro il male nel nostro animo e delle nostre cattive azioni.
Colui che Allah guida non potrà perdersi, colui che Allah allontana non potrà trovare chi lo riconduca sulla retta via.
Ash adu a la ilah illa Allah
Wahdahu la sharika la
wa ash adu anna Muhammadan rasulullah

Egli ci ha onorati inviandoci il migliore dei profeti e rivelando il migliore dei libri e ci ha dato la via dell’islam.

Affermo che il nostro maestro, la nostra guida, il nostro modello, il nostro amico ed educatore è Muhammad (pbsl) Suo servo ed inviato. Ha consegnato l’amana, trasmesso il messaggio e guidato la comunità, lottato sul sentiero di Allah così come dev’essere fatto.
Egli ci ha lasciato una via luminosa, tanto nel giorno quanto nella notte.
Solo colui che è destinato a perdersi si perderà, colui che invece obbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) sarà sulla buona strada.
Chi invece disobbedisce ad Allah e al Suo messaggero (*) danneggerà sé stesso e non lederà Allah in alcunché

Colui che ringrazia ringrazia per se stesso, colui che è ingrato sappia che Allah è al Ghany, al Karim

Facci vivere Signore nella via che egli ci ha mostrato, facci morire e resuscitare tra i suoi, quelli che ci hai indicato come meritori : i profeti, i veridici, i martiri, i devoti. Qale migliore compagnia

amma bad

al jihad

La guerra è una cosa odiosa, e ognuno,nel suo intimo, la rifiuta, ma accade qualche volta che ci si debba ricorrere . Nel Corano si trova l’espressione di questa tensione , la Rivelazione raggiunge qui la constatazione razionale in tutta la sua evidenza:
Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite . Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete Corano 2/216

La Rivelazione, in questo senso, ci offre un messaggio chiaro:amate gli uomini dal più profondo della vostra anima,ma con l’intelligenza usata nel miglior modo possibile,sappiate diffidarne. Abbiate riguardo di ciò che possono essere gli uomini, perché, se si scordano di Dio, si scordano della giustizia; e chi si dimentica può uccidere,saccheggiare, distruggere per i suoi soli interessi, per amore del denaro e del potere qualunque sia la parvenza con cui giustifica le proprie azioni. Constatiamo questa realtà quotidianamente.

Come musulmani, dobbiamo sapere che siamo chiamati a prendere atto della realtà, della nostra natura, con quello che ha di bello, e di meno bello : bisogna invocare la pace, sempre, ma bisogna anche sapersi preparare, lottare e resistere alle ingiustizie ed all’oppressione. In questo senso il dovere della resistenza è estremamente importante nell’islam. Noi diciamo chiaramente resistenza,e non aggressione. Se Dio l’avesse voluto avremmo avuto tutti la stessa religione; si tratta, dunque, di accettare la presenza degli altri, di rispettare la loro diversità e di ricordarsi di questi discorsi coranici rivolti al Profeta (pbAL) :
“Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti? Corano 10/99

Si tocca qui una questione essenziale: se le ingiustizie e, dunque,i conflitti sono umanamente possibili,quali dovranno essere i criteri per la loro gestione? E quali sono le condizioni che rendono possibile la guerra, che la rendono legittima ?

Nell’islam esistono condizioni precise (shurut): non si può fare la guerra per un motivo qualunque. Esistono dei motivi che, per la loro sola espressione, tolgono ogni legittimità alla guerra. Molti testi sono stati scritti su questo tema; troviamo delle innumerevoli spiegazioni nei testi degli ulema (sapienti dell’islam) dal II secolo della Hegira fino ad oggi. Alla luce di queste opere, possiamo identificare cinque condizioni enunciate dai sapienti musulmani sulla questione della legittimità della guerra e del jihad.

Il primo versetto che parla della guerra è stato rivelato, secondo le dichiarazioni di Abu Bakr e dei compagni nel secondo anno della Hegira. Esso contiene un grande insegnamento : durante le persecuzioni che i musulmani hanno subito alla Mecca la questione non era tanto sulla guerra, quanto sulla resistenza , nella fede (iman) nella riconoscenza reverenziale di Dio (taqua) , nello sforzo intimo (jihad an nafs), nella perseveranza nella prova (thabat).Una volta arrivati a Medina i musulmani sentirono queste parole :
A coloro che sono stati aggrediti è data l'autorizzazione [di difendersi], perché certamente sono stati oppressi e, in verità, Allah ha la potenza di soccorrerli, Corano 22/39

A chi si riferisce, dunque, il versetto? Al Profeta (pbsl) ed ai suoi compagni che dovevano affrontare nelle nuove avversità. Abu Bakr affermò : “Capimmo, in quel momento,che si trattava di guerra”. I musulmani non l’avevano mai conosciuta durante i primi tredici anni della Rivelazione.

Il senso del versetto allo stesso modo delle circostanze della sua rivelazione (sabab an nuzul) ci porta a dire che la prima delle situazioni che autorizza i musulmani a fare la guerra, è la legittima difesa. Quando vengono attaccati ingiustamente, viene loro permesso di reagire e di difendersi . E’ il primo versetto rivelato ai musulmani in questo senso ed è dichiarato molto chiaramente che è possibile rispondere e resistere alle aggressioni . Si trattava , in quel momento, della sopravvivenza della prima comunità di fedeli.

Un altro versetto menziona la legittima difesa :
Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono. Corano 2/190

Abbiamo visto il caso della legittima della difesa che è permessa nell’islam : essa è la prima condizione che permette la lotta. Con questa chiarificazione , possiamo proporre una teoria generale sul tema della legittima difesa , ma ciò non servirebbe a molto; dopo tutto si tratta di analizzare le situazioni caso per caso, di condurre una riflessione puntuale e circostanziata. Le cose alle volte sono evidenti, altre volte complesse, dipende, ma il principio della legittima difesa resta chiaro:

Il Profeta (pbAL) dice:
“ Colui che muore difendendo il suo denaro,il suo sangue, la sua patria, la sua famiglia,o nella difesa della sua religione o dei suoi beni,è considerato come un martire.”
Hadith riportato da Nassai

Non è, dunque, solo una questione di fede, il Profeta (pbAL) parla di legittima difesa in tutte le circostanze in cui si subisce un’aggressione,un furto,o un’oppressione.Un uomo andò a far visita al Profeta (pbAL) e gli disse: “ un tale mi ha rubato un mio bene, cosa devo fare ?” Il Profeta (pbAL)gli rispose in sostanza :
“ Chiedi a Dio che te lo renda.
- e se non vuole?
- Chiedi a Dio che te lo renda.
- E se non vuole?
- Chiedi a Dio che te lo renda.
- E se non vuole?
- Allora battiti, (per il tuo bene).”

Dopo l’esortazione paziente (come fu paziente la resistenza dei musulmani davanti all’ingiustizia degli abitanti della Mecca), dopo le raccomandazioni alla parola di pace, quando l’entrata in guerra rappresenta la sola via d’uscita, essa diventa legittima per la difesa della propria religione, degli esseri umani e delle proprietà.

I discorsi sono chiari e dovrebbero svegliare in noi una coscienza degna e vigile che affronti le azioni degli uomini esigendo la giustizia di tutti, musulmani o no.
La “parola di Verità” (kalimat al haq) deve essere detta, anche se fosse “amara”.
E’ questo il senso di un altro hadith che dice, in sostanza,: “ il miglior jihad è una buona parola di verità pronunciata davanti ad un despota.”

Allahumma accetta le nostre azioni e perdona i nostri peccati
Allahumma guidaci sulla Tua Via e non ci allontanare
Allahumma sostienici nella nostra fede e nelle nostre intenzioni
Allahumma benedici noi e le nostre famiglie, i nostri genitori, le nostre spose e i nostri figli
Allahumma guariscici dai mali del corpo e da quelli dell’anima
Allahumma rendici degni di testimoniae la Tua verità e la Tua generosità, anta l Haq al Karim
Allahumma benedici e proteggi chi si è posto sulla Tua via con sincerità e coraggio.
Allahumma sostieni coloro che s’impegnano nella causa del bene .
Allahumma allontana ogni fitna dalla nostra comunità.


Sermone eseguito e preparato dal fratello Hamza Roberto Piccardo

Khutba del 07/12/2008, festa della rottura del digiuno di Ramadan

"Bismillah ar rahmani ar rahim Al hamdulillah rabbi al alamine

Wa salatu as salam ala rasulullah, wa alii wa sahbihi wa kulli muslimin ajmain

Con il Nome di Dio il Compassionevole il Misericordioso
Pace e benedizioni sul Profeta Muhammad, la sua famiglia, i suoi compagni, e tutti i musulmani

Cari fratelli e sorelle,

questo è il XVII 'id el fitr (festa della rottura) che festeggiamo in questa città*, al hamdulillah! (sia lode a Dio).
Il primo eravamo meno di trenta persone, oggi siamo molti di più e la moschea di via Santa Lucia ha faticato a contenerci nelle sere di preghiera e alla preghiera del venerdì, al hamdulillah!
La nostra comunità sta crescendo e la presenza numerosa dei nostri ragazzi nelle scuole di ogni ordine e grado è il segno di futuro prossimo che caratterizzerà sempre di più questa città in termini multiculturali e multietnici.

La sfida che il tempo ci lancia è quella della trasmissione dei valori della nostra fede e della nostra religione a queste nuove generazioni.
Non è un processo facile, l'esperienze delle comunità dei musulmani in Francia e in Germania, ci hanno insegnato di quanti e quali rischi sia pregno.

Oggi abbiamo in questo comprensorio una comunità sostanzialmente arabofona e una turca, Separate tra di loro, con scarsi contatti e relazioni se non quelle minime di lavoro e vicinanza.
Questa separazione c'indebolisce e c'impedisce di avanzare in un processo di inserzione e di pieno godimento dei diritti che sia almeno pari a quello dell'inserimento nel settore produttivo e nella stabilità materiale.
Se in molti di noi rimane la riserva mentale del ritorno al paese d'origine, a giustificare uno scarso impegno civile e sociale, è comprensibile dal punto di vista umano, ma miope di fronte al naturale svolgersi degli eventi.
I nostri figli, nati o cresciuti in questo Paese, in questa città, sono ormai cittadini di questo Paese e di questa città, parlano l'italiano, ragionano in italiano e pensano al paese d'origine appunto come "origine", la terra dei nonni, il luogo delle vacanze, ma certamente non quello del loro futuro.

Bihdinillah (con il permesso di Dio) saranno un'energia nuova, forte e motivata e contribuiranno al progresso materiale dell'Italia, questo va da sé: saranno motivati, determinati, avranno la pedagogia del sacrificio fatto dai loro genitori, avranno dovuto subire l'estraneità, hanno dovuto, talvolta con fatica, imparare la nuova lingua, subire qualche discriminazione, qualche esclusione.
Vorranno emanciparsi dalla condizione di emigrato e avranno la forza e la capacità di farlo, inch'Allah.

Ma oltre alla loro dimensione sociale, produttiva, saranno portatori e continuatori di quei valori e tradizioni che ci riuniscono in questo luogo?
Come ci hanno riunito nel digiuno, nella preghiera, nelle veglie notturne?
Rispondere a questa domanda significa interrogare noi stessi, chiederci qual è il nostro impegni di comunità e di genitori affinché l'islam non sia per i nostri figli solo una caratteristica del nome che gli abbiamo imposto, o dell'alimentazione o, al limite, delle consuetudini connesse alla ritualità.
Mohamed o Khadija che non pregano, non vanno mai in moschea, non conoscono quasi niente del Corano e della Sunna, non vivono da musulmani la loro adolescenza, potranno anche digiunare per consuetudine famigliare, ma, che Allah non voglia, rischiano di avere del digiuno solo la fame e la sete.

E LA RESPONSABILITA' SARA' LA NOSTRA. Di noi come comunità, di noi come genitori.
Dobbiamo trovare insieme la maniera di fargli vivere la loro condizione di musulmani con fierezza e consapevolezza, con gioia ed entusiasmo.
Questo è un compito a cui ci chiama il nostro essere genitori e se c'impegneremo in tal senso ecco la vostra emigrazione non sarà stato più solo economica ma un'hijra fisabillah (emigrazione sulla via di Dio) , che Allah compensa in questa vita e nell'altra.
Abbiamo bisogno di fratelli e sorelle che s'impegnino come maestri nel fine settimana, come allenatori sportivi, come organizzatori di gite e attività socialmente utili.
I nostri giovani sono un tesoro nascosto, trascurarli o peggio abbandonarli al mondo senza dar loro i migliori strumenti di navigazione è una colpa di cui dovremo rendere conto davanti ad Allah altissimo.

'id mubarak wa said (festa benedetta e felice) a tutti e tutte,
Allah accetti e compensi ogni nostro sforzo sulla Sua via, non dimenticate chi soffre e chi ha bisogno.

Wa salam alaykum wa rahmatullah wa barakatuhu
La pace sia su di voi e la misericordia di Dio e le Sue benedizioni."

Sermone eseguito e preparato dal fratello Hamza Roberto Piccardo.

*Imperia, nota del blogger